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Circeo, dalla selva al parco

Negli anni in cui l'area pontina era interessata dai radicali interventi di prosciugamento e bonifica e si procedeva al disboscamento dell'antica ‘selva di Terracina', l'istituzione del parco nazionale del Circeo (1934) risparmiò una piccola parte della selva suggerendo una diversa possibilità di immaginare il futuro di quest'area. Oggi la realtà del parco comprende cinque diversi ambienti, ciascuno caratterizzato dal punto di vista faunistico oltre che vegetazionale. La foresta, nota come selva di Circe, è l'unico esempio a livello nazionale di foresta di pianura: il promontorio, caratteristico rilievo calcareo, è ricco di grotte; la duna litoranea presenta una successione continua di rilievi sabbiosi; a ridosso di essa si sviluppano le zone umide, stagionalmente allagate, che offrono l'ambiente ideale per molti uccelli migratori; l'isola di Zannone infine costituisce l'appendice insulare del parco. La presenza faunistica è caratterizzata principalmente dagli uccelli: tra le varie specie segnalate, vi sono folaghe, cormorani, falchi (pellegrini e pescatori), gru, fenicotteri. Numerosi anche i rettili, gli anfibi, i pesci. Meno considerevole la presenza dei mammiferi. 

Il parco si estende lungo la costa tirrenica del Lazio meridionale, tra Anzio e Terracina. Da Latina si raggiunge percorrendo la statale 148, dopo 25 km circa.


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