Nei duri anni delle persecuzioni imperiali, terribile fu specialmente quella di Diocleziano, i fedeli cristiani erano costretti a riunirsi in clandestinità dentro modesti edifici del tutto simili, almeno all'esterno, ad abitazioni private. Con la vittoria di Costantino su Massenzio, nel 312, la situazione cambiò radicalmente. Gli architetti imperiali incaricati di costruire nuovi luoghi di culto adatti ad ospitare, finalmente alla luce del sole, le comunità dei fedeli si rivolsero al grande patrimonio edilizio dell'Antichità e come modello scelsero un tipo di costruzione dai Romani detta, appunto, "basilica": un edificio che oggi definiremmo polifunzionale, una sorta di galleria destinata all'amministrazione della giustizia e all'esercizio degli affari economici. Forse fu proprio l'estraneità di questi edifici alla sfera religiosa "pagana" che ne determinò la scelta: non si voleva infatti in nessun modo stabilire un nesso, anche solamente estetico, con le vecchie divinità. L'aspetto esterno delle basiliche costantiniane era piuttosto austero mentre all'interno si manifestò fin dai primi anni la tendenza a una grande profusione di ricche decorazioni, spesso a mosaico, e preziosi arredi. L'aspetto con cui oggi si mostrano le basiliche romane è naturalmente frutto di milleseicento anni di interventi, riutilizzi e sovrapposizioni: per lo più prevalgono gli arredi barocchi e settecenteschi ma a ben guardare in molte di esse le strutture dei primi, gloriosi, secoli del Cristianesimo sono ancora ben visibili: antiche pietre che i pellegrini ancora anelano toccare come ai tempi di S. Filippo Neri, il popolarissimo "Pippo buono" promotore del celebre giro delle Sette Chiese.
